Fare ricerca in musicoterapia

Marianna Schinaia ci racconta la sua esperienza di ricerca-azione in campo musicoterapico.



Fare ricerca in musicoterapia. Come procedere?

La Musicoterapia è qualcosa che esiste e che ha valore. La scienza stessa dimostra concretamente l’efficacia ed il potere positivo e sanificante delle onde sonore sul cervello umano e quindi anche sul corpo. Dai casi di disabilità intellettiva grave all'autismo, dai ragazzi in affido o in casa famiglia, passando per i casi psichiatrici e i progetti di ricerca applicata, la Musicoterapia promana però dalla persona musicoterapeuta e giunge alla persona paziente/facilitato, insomma all’altro. Quindi, al rigore della scienza, si aggiunge l’elemento geniale e mutevole costituito dalla parte emotiva ed intima dell’essere umano: la sua mente, i suoi pensieri, la sua autoconsapevolezza e le sue reazioni alle ingerenze della realtà. La necessità della ricerca in Musicoterapia deriva principalmente dal desiderio di essere messa in condizioni di interagire con tutte le discipline e scienze che gravitano attorno all’essere umano. La Musicoterapia ha bisogno di parlare la stessa lingua di discipline come Medicina e Psicologia per poter entrare in comunicazione ed integrazione con loro e contribuire a tutto ciò che migliora la salute delle persone. Questo linguaggio comune è la ricerca-azione, il metodo scientifico, il modo di procedere della scienza.


La ricerca azione: un metodo trasversale.

Il metodo della Ricerca Azione (R.A.) nasce e si sviluppa con Lewin nel secondo dopoguerra e successivamente con Ebbutt. Mentre in una prima fase Lewin aveva posto l’attenzione e l’enfasi sul processo di ricerca e di valutazione dei risultati, successivamente si accorse che l’azione assume un ruolo principale perché è il momento e la sede in cui si costruisce di fatto una nuova conoscenza sul problema oggetto della ricerca. Il contributo di Ebbutt fu quello di inserire dei microcicli di verifica/controllo all’interno del ciclo di ciascuna azione che scaturisce dall’idea, prima di procedere all’azione successiva. Ciò ha reso il modello applicabile anche ad ambiti come le scienze sociali, la formazione, l’economia ecc.

Il fare ricerca in Musicoterapia è indubbiamente di primaria importanza per far conoscere e riconoscere la sua efficacia e per creare uno strato di materiale consolidato che permetta alla Musicoterapia di progredire. Tuttavia, quello che distingue la Musicoterapia dalla scienza, o dalle discipline che lavorano a vantaggio del benessere della psiche umana, è esattamente ciò che rende difficile l’applicazione della R.A. in Musicoterapia.



La peculiarità della musicoterapia.

Se infatti esistono o possono esistere metodologie teoriche di ricerca, monitoraggio o controllo, ci sarà sempre un fattore particolare che è speciale e specifico del lavoro del musicoterapeuta e di nessun altro professionista della relazione di aiuto. Il contenuto del lavoro del musicoterapeuta, e quindi l’oggetto di ciò che possiamo definire “azione musicoterapica”, non è una controparte, un paziente, ma una relazione dialogica in cui il musicoterapeuta ha un ruolo attivo. Il frutto dell’azione musicoterapica e quindi ciò che dovrebbe essere oggetto di studio e ricerca è la relazione che si crea tra Musicoterapeuta e Facilitato. Tutto ciò per dire che il musicoterapeuta si trova nella peculiare situazione di essere, contemporaneamente, “scienziato” ed “oggetto di osservazione scientifica”. Il musicoterapeuta non è così separabile dal proprio facilitato come potrebbe essere il paziente dal suo medico o dallo psicoterapeuta. Il processo di formazione personale ed etica e di autoconoscenza del musicoterapeuta gli permetterà però di guardare al Facilitato da un punto di osservazione particolare (la filìa, una relazione pulita trasparente senza scopo, l’amore senza volere nulla in cambio, la cosiddetta quarta posizione percettiva), e gli permetterà di agire nella relazione in Musicoterapia e contemporaneamente poter osservare e studiare gli effetti del suo lavoro. Per quanto riguarda la Musicoterapia Umanistico Trasformativa, si parla di R.A. Pedagogica proprio perché la R.A. viene utilizzata per aumentare la conoscenza che abbiamo di noi stessi come terapeuti. La conoscenza è il fine della ricerca e la ricerca crea conoscenza.


La mia esperienza personale di ricerca-azione.

Mi sono diplomata in Musicoterapia Umanistico Trasformativa nel novembre del 2017 presso il corso triennale di formazione Cesfor. La musica, intesa come strumento di comunicazione e di unione, fa parte di me da quando avevo 10 anni. Dal diploma ad oggi ho seguito con i miei strumenti sette bambini, cinque dei quali con percorsi a tempo determinato e due che proseguono tuttora da oltre un anno. Mi sono occupata di disprassia, disturbo pervasivo dello sviluppo e dello spettro autistico, tetraplegia e Sindrome di Tourette.

Il mio operare procede secondo il metodo della Ricerca-Azione pedagogica: ogni settimana esamino i video e gli appunti della seduta, evidenziando le caratteristiche e lo svilupparsi della relazione in atto e il mutamento e l'evoluzione del bambino di cui mi prendo cura. Per prepararmi ad ogni seduta annoto le modalità, le tecniche e tutto quello che ha portato ad un'apertura, comunicazione o cambiamento, il momento nel tempo ed eventuali osservazioni relative alla seduta precedente. Quindi mi prefiggo dei micro obiettivi. Durante la seduta verifico subito se gli obiettivi che mi ero prefissa sono raggiungibili o troppo prematuri e adatto il mio lavoro a quello che il bambino mi comunica in musica oppure attraverso l'espressione verbale o paraverbale. A seduta effettuata, esamino il materiale. Videoregistrando ogni seduta ho la possibilità di verificare e prendere nota del momento esatto, espresso in minuti e secondi, in cui qualcosa si verifica e la durata nel tempo di quella determinata circostanza: si tratta di misurazioni molto importanti e cariche entrambe di significato. Si tratta di una ricerca fondamentale per me perché mi permette di migliorare il mio lavoro attraverso lo studio, la riflessione e l'autoconoscenza e sfruttare, quando possibile, le occasioni di supervisione.

L'anno scorso ho letto il manuale "Musicoterapia e Autismo", un testo molto interessante che non si occupa solo di Autismo in senso stretto ma si estende a comprendere ogni patologia e disturbo relazionale. Nell'esporre alcuni casi, si descrive il lavoro in Musicoterapia sui processi di attenzione condivisa e intersoggettività, processi sui quali mi trovo a lavorare molto anch'io. Il manuale menziona, spiega ed include la Scheda Govac_MT cioè la Guida all'Osservazione e Valutazione dell'Attenzione Condivisa in Musicoterapia.

La Guida è formata da una Scheda divisa in quattro sezioni, ciascuna comprendente una ventina di punti, che si può compilare ogni circa 10/15 sedute. Ogni sezione è dedicata ad aspetti quali organizzazione attentiva, aspetti comunicativi, motivazione, pianificazione motoria nell'esplorazione del setting nonché aspetti legati alla regolazione delle emozioni. Tutto questo senza mai dimenticare che i macro obiettivi del percorso musicoterapico riguardano la costruzione della relazione, l'offrire una base sicura e l'espressione emotiva. Lungi da me prendere questa Scheda come modello unico di valutazione di un caso e di espressione numerica di un risultato: la ritengo tuttavia uno strumento utile per verificare eventuali spunti per attività utili che siano state già verificate come adeguate e stimolanti per l'obiettivo, in secondo luogo per monitorare le reazioni, i comportamenti e le evoluzioni nel tempo, e infine, per riflettere e non tralasciare eventuali aspetti importanti della crescita e sviluppo del bambino che attualmente ignoro. Questa digressione per spiegare che al mio sistema ordinato e preciso, ma domestico, di monitorare il lavoro si è aggiunto un elemento di natura oggettiva in grado di fornire elementi di paragone e verifica con altre situazioni simili.



Ricerca in in musicoterapia, le nuove prospettive.

Lo sviluppo della ricerca in Musicoterapia comporterà una sempre maggiore crescita professionale e personale dei Musicoterapeuti. Inoltre, la progressiva assunzione di un metodo di ricerca se non simile, almeno paragonabile o comunicante, accrescerà il dialogo tra tutti i professionisti che si occupano della salute umana. La Musicoterapia potrà sempre di più dimostrare la propria efficacia e progredire. Il problema che, a mio parere, ci troviamo ad affrontare in Italia, è quello della mancanza di riconoscimento della Musicoterapia come Professione Sanitaria. Si tratta di un problema concreto e sostanziale, ovvero la mancata possibilità di poter vedere diffuso il servizio di Musicoterapia ovunque le persone possano averne bisogno. Sarebbe auspicabile la creazione di una rete sanitaria istituzionale di confronto e dialogo in cui il contributo del musicoterapista sia una costante. Non è ovviamente questa la sede per approfondire queste tematiche, ma ritengo che ogni occasione debba essere colta per riflettere e cercare la propria personale ricerca-azione per contribuire al progredire della Musicoterapia.

Per concludere, cito una frase che mi ha molto colpito e che in effetti rappresenta un po' la sintesi di quanto detto finora. "L'azione è tra le più importanti condizioni e il suo specifico è il dialogo". Ricerca-azione, quindi, per affrontare situazioni e relazioni di aiuto in modo meno soggettivo e più obiettivo, tenendo conto che nella Musicoterapia il terapeuta è ricercatore e, nel contempo, oggetto stesso di ricerca.

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